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A Utalingoro il sogno diventa realtà PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 24 Ottobre 2012 08:07

La proposta di don Mirco di andare in Tanzania, a Utalingoro, a circa 800 km dalla capitale Dar Es Salaam, dapprima mi ha colto di sorpresa e mi ha lasciato perplesso: non vedevo la necessità di sottoporsi a tutte le vaccinazioni prescritte e affrontare un così lungo viaggio, soggiornando in Africa solo pochi giorni per espletare la semplice formalità della inaugurazione di una falegnameria. Poi, spinto dalla curiosità di vedere uno spaccato d’Africa, ho accettato e il 19 luglio sono partito insieme ad Ander Andreani, Francesco Francioni e, naturalmente, don Mirco Cesarini. Ora, con il senno di poi, devo ammettere che ne è valsa la pena; sono ritornato arricchito, non solo per aver visto, grazie alla guida esperta di don Frowin, spazi verdi sterminati, una natura meravigliosa e incontaminata, la fauna africana (giraffe, zebre, scimmie, ippopotami …), villaggi con tradizioni e colture diverse, immense piantagioni di the, località isolate, mercati itineranti, moto e bici-taxi, gruppi colorati di persone che cantavano, ballavano e facevano festa, bambini assiepati davanti a casa, ma anche per aver constatato tanta generosità, solidarietà e accoglienza. Pur nelle difficoltà della vita i tanzani sanno trasmettere entusiasmo e gioia e a Utalingoro, domenica 22 luglio, l’ho sperimentato

Mi sono sentito a casa, attorniato da calore, affetto e gratitudine. “Benvenuti a Utalingoro, a casa vostra” era scritto a grandi lettere su uno striscione issato davanti allo spiazzo della chiesa insieme alla bandiera di San Marino con lo stemma del Castello di Chiesanuova. All’inaugurazione della scuola era presente tutta la popolazione del villaggio e tutti hanno contribuito alla organizzazione della festa, dal capo del villaggio ai rappresentanti politici, ai rappresentanti di altre confessioni religiose, al preside delle scuole statali, alle casalinghe, ai ragazzi del coro, ai bambini…. La diocesi era rappresentata dal vicario generale per l’impossibilità di sua Ecc.za Mons. Alfredo Maluma, vescovo di Njombe, ad essere presente.


Perché tanta festa? E perché la nostra presenza? Avendo la Diocesi di Njombe scommesso sull’educazione e sulla formazione dei ragazzi e dei giovani ed essendosi impegnata con grandi sforzi a costruire scuole professionali, nella consapevolezza che la scuola favorisce la maturazione della persona ed è fonte di sviluppo sociale ed economico, ma essendo povera di risorse finanziarie, ha trovato, grazie all’amicizia di don Frowin, sacerdote tanzaniano, con don Mirco, il sostegno della Caritas diocesana e del nostro vescovo Luigi che ha condiviso il progetto Utalingoro, cioè di costruire una scuola professionale in un villaggio di medie dimensioni, per dare la possibilità ai giovani (venti all’anno) che non possono permettersi le scuole secondarie o l’università di poter accedere a una scuola che, in due anni, li prepari ad un mestiere e li introduca nel mondo del lavoro. E Utalingoro è un villaggio di 4000 abitanti che si trova in un territorio molto favorevole per la coltivazione del legname. Di qui la scelta della falegnameria. La scuola, oltre al villaggio di Utalingoro, è facilmente raggiungibile anche dai villaggi vicini quali Magoda, Mfereke, Ihalula, Kisilo, e Lugenge per un bacino d’utenza di 15000 abitanti.

L’edificio scolastico copre una superficie di 385,9 mq comprendenti due aule scolastiche, un capannone principale, una sala rifiniture, un magazzino, due uffici, una sala per incontri, un’infermeria, due spogliatoi e i servizi. La falegnameria non avrà solo un uso scolastico, ma lavorerà per soddisfare le richieste del territorio, coniugando formazione per i giovani, produttività e miglioramento qualitativo degli edifici del circondario. La costruzione, iniziata nel 2010, è stata ultimata nell’arco di due anni, per una spesa totale di 115 mila euro e ha visto il coinvolgimento dell’intero villaggio.

Canti, balli, grida e pianti di gioia, uniti a curiosità, hanno accompagnato il taglio del nastro, da parte del direttore della Caritas, e l’accensione delle quattro macchine donate dalla SCM: il sogno di avere una scuola per falegnami si è realizzato!

La nostra presenza ne era la prova tangibile. Con l’inaugurazione si offriva, concretamente, a tanti giovani la possibilità di imparare un mestiere, di migliorare la loro condizione e quella del proprio paese. Ma la nostra presenza ha ulteriormente rafforzato il legame di amicizia e fratellanza fra le due diocesi e la consegna della bandiera d’Italia e di San Marino unitamente ad una targhetta in legno con incisi il logo della Caritas e la scritta, in italiano e swahili “questa scuola nasce come segno di fratellanza in Cristo fra le diocesi di Njombe e di San Marino –Montefeltro” ne perpetuerà la memoria. Come pure il pino piantato nel giardino della scuola.

Gli abitanti di Utalingoro hanno espresso la loro gratitudine anche in una lettera personale per il nostro vescovo Luigi e in una lapide di ottone posta all’ingresso dell’edificio con la scritta “Questa scuola è stata donata dalla diocesi di San Marino – Montefeltro, Italia - Rep. San Marino ed è stata inaugurata dal direttore della Caritas diocesana della stessa diocesi, 22 Luglio2012”.

Il ritornello “Asante Sana”, mille grazie, e il sorriso festante e innocente dei bambini hanno accompagnato la nostra partenza.

Anche a Mtila, lunedì 23 luglio, abbiamo provato le stesse emozioni e l’accoglienza è stata eccezionale. Lì abbiamo solo verificato il funzionamento dell’acquedotto finanziato dalla nostra diocesi nel 2008.



Cosa mi è rimasto maggiormente impresso da questa breve, ma intensa esperienza?

La capacità di incarnarsi della Chiesa e la considerazione in cui è tenuta dalla popolazione per la sua opera pastorale, culturale e sociale. È veramente un punto di riferimento per tutti.

La carità fraterna e la condivisione; la processione offertoriale ne è la testimonianza più eloquente: i tanti doni portati all’altare, soprattutto i frutti della terra, vengono distribuiti ai più poveri della comunità.

La serenità, la gioia di vivere, l’ottimismo e la voglia di migliorarsi di questo popolo. Francesco e don Mirco sono rimasti positivamente stupiti dal progresso compiuto negli ultimi cinque anni

L’apertura alla vita e la considerazione per i bambini. In media ogni famiglia ne ha cinque o sei. Don Frowin ha più volte sottolineato che gli adultihanno un forte senso di responsabilità verso tutti i bambini: se un fanciullo fa qualcosa che non va, è compito dell'adulto che si trova lì vicino di correggerlo. L'educazione non compete solo ai genitori, ma a tutta la comunità del villaggio, che si sente unita come un'unica grande famiglia

Il rispetto verso i più grandi e l’importanza della autorità.

La valenza dei progetti finanziati dalla Caritas a sostegno delle popolazioni più povere per accompagnare il loro graduale sviluppo nella logica dell’auto mutuo aiuto. I progetti di Mtila e di Utalingoro, oltre a favorire la relazione di comunione e carità tra due comunità così lontane e diverse, hanno avuto il merito di fare conoscere un metodo educativo che, superando l’ottica dell’assistenzialismo, si propone di promuovere una cultura di self-reliance, cioè di auto-sviluppo a lungo termine.

Sono certo che il legame di amicizia e fraternità che si è creato fra le nostre comunità si rinsalderà, perché ormai Utalingoro è parte di noi.

Diacono Giovanni Ceccoli

Direttore della Caritas diocesana

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Ottobre 2012 08:24
 
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