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In Tanzania per l'inaugurazione della scuola per falegnami PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 24 Ottobre 2012 08:24

Nata da una iniziativa della Caritas Diocesana.

Quando don Mirco mi ha proposto di andare con lui in Tanzania ho subito detto si. Dopo dodici anni dall´esperienza a Temeke, uno slum di Dar Es Salaam, con don Edoardo dei Salesiani di Murata, avevo proprio voglia di riprendermi una boccata d´Africa.

Così il 19 Luglio sono partito con don Mirco Cesarini, parroco di Novafeltria, Giovanni Ceccoli, direttore della Caritas diocesana e Francesco Francioni di Chiesanuova, ex parrocchiano di don Mirco. Lo scopo del viaggio era quello di inaugurare una scuola per falegnami a Utalingoro nella diocesi di Njombe a circa 800 Km da Dar Es Salaam città principale del paese e dove siamo atterrati nelle prime ore del 20 Luglio.

I contatti della nostra diocesi con la diocesi di Njombe sono iniziati nell´estate del 2006 quando Frowin Mlengule, sacerdote tanzaniano studente allIstituto Biblico di Roma, viene accolto da don Mirco a Chiesanuova per la chiusura estiva del collegio che lo ospitava. Ne nasce subito unamicizia e al suo ritorno in Africa si avvia il progetto per realizzare un acquedotto nella parrocchia di Mtila. Qualche anno più tardi nel 2008 la nostra diocesi accoglie la proposta di finanziare la costruzione di una scuola per falegnami a Utalingoro. Domenica 22 Luglio finalmente l´inaugurazione della scuola. Veniamo accolti con un calore tipicamente africano: danze e tamburi ci aspettavano già al ponte che segnava l´inizio del territorio della parrocchia.
Sono tante le cose che mi hanno colpito di questo viaggio. Mi soffermo su quattro.

Non ho visto poveri

Ho incontrato un popolo sano e giovane. La maggior parte delle persone vive nell´essenzialità, un´essenzialità che per molti di noi sarebbe insopportabile ma non ho incontrato gente triste o disperata ma volti gioiosi e sorridenti e la luce di quei volti aumentava man mano che ci si allontanava dal caos delle città.

Accettazione della realtà

Mi ha sorpreso la capacità di quella gente di accogliere la realtà. Benevolenza di fronte alla realtà che si presenta nel quotidiano. Da loro la realtà che ti sta di fronte è buona semplicemente perchè c´è. L´essere supera il fare. Ho realizzato come il nostro approccio verso persone ed eventi sia molto più critico. Don Frowin parlava di "tempo eventuale".
Se fai tardi ad un appuntamento, chi aspetta capisce che cè stata un´eventualità che ti ha trattenuto, un motivo valido. Nella nostra società raramente c´è un motivo valido.
Se uno tarda in Africa è giustificato a prescindere dalla motivazione, se uno tarda da noi è considerato un maleducato a prescindere dalla motivazione.

L´ascolto dei piccoli

In Africa è tutta la società che educa e i bambini sono di tutti. Gli adulti hanno la responsabilità e il diritto di riprendere e correggere i più piccoli. Più volte ho notato don Frowin chiedere spiegazioni su fatto accaduto e correggere grandi e piccoli, conoscenti e sconosciuti. I bambini riconoscono l´autorità degli adulti e la bontà delle loro parole e sono capaci di grande ascolto e silenzio. Camminando verso un punto di raccolta delle acque dell´acquedotto di Mtila i bambini avanzavano uniti dietro al loro maestro ordinati e in silenzio. Da noi è come se i piccoli non avessero più fiducia nei grandi e vedessero le loro parole più come un ostacolo che come un aiuto alla loro crescita.


Una domanda di Frowin

Durante un pranzo, parlando di seminaristi, Frowin ci ha chiesto: "Perchè da voi i giovani non scelgono il sacerdozio?"

Non abbiamo saputo rispondere.

Forse perchè si cerca in se stessi e non in Dio il modo di colmare il vuoto interiore oppure manca la consapevolezza del vuoto interiore perchè saziati dalle tante cose da fare. Oppure perchè da noi c´è il culto dell´io estetico in una società dove ciò che conta è rumoroso ed appariscente. O magari la fede è andata in crisi e non si crede più realmente a Dio come salvatore della propria vita e alla Chiesa come madre. Mi è rimasta impressa la battuta di un missionario trentino incontrato davanti alla cattedrale di Njombe: "In Italia Dio non serve più perchè hanno tutto", ma ancora di più mi ha colpito l´affetto che i cattolici in Tanzania hanno per la loro Chiesa dalla quale si sentono amati e protetti.



Alla fine del viaggio Frowin ha manifestato il suo desiderio di coltivare il legame che si è creato fra le nostre diocesi. Una comunione pastorale e spirituale perchè, come ha detto lui, da noi si è sentito come a casa e noi da lui, e dalle comunità parrocchiali che ci hanno ospitato, ci siamo sentiti accolti ed amati come fratelli.

Ander Andreani

 
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